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Quando un intervento o una prestazione sanitaria provoca un danno grave — una lesione importante o, nei casi più dolorosi, un decesso — il primo impulso è spesso quello di rivolgersi alla giustizia penale.
È una reazione comprensibile: quando si soffre, si desidera che qualcuno “paghi”. Ma, proprio nel campo della responsabilità medica, questa strada raramente porta il risultato che il paziente o i familiari si aspettano.
⚖️ Penale e civile: due percorsi molto diversi
Per comprenderne le ragioni, occorre partire da una differenza fondamentale.
Il processo penale serve ad accertare se il medico abbia commesso un reato e richiede un livello di prova altissimo: tutta la ricostruzione deve superare ogni ragionevole dubbio. Basta una minima incertezza — anche tecnica, medico-legale — per concludere con un proscioglimento.
La giustizia civile, invece, ha un obiettivo completamente diverso: accertare l’errore e risarcire il danno. Qui il giudice utilizza un criterio più realistico e vicino alla pratica clinica, quello del “più probabile che non”. Significa che una ricostruzione è sufficiente se risulta più verosimile rispetto alle alternative. Non serve la verità assoluta, ma quella concretamente dimostrabile.
📊 Un dato che parla da solo: il 95% dei procedimenti penali finisce archiviato
Questa differenza si riflette in modo evidente sulle statistiche.
Secondo dati consolidati, circa il 95% dei procedimenti penali contro i medici si chiude con archiviazione o proscioglimento. Un numero impressionante, che non indica certo che gli errori non esistano, ma dimostra quanto sia difficile, in sede penale, arrivare a una condanna. Il livello di prova richiesto è semplicemente incompatibile con molte situazioni tipiche della medicina, dove la complessità tecnica e l’incertezza sono fisiologiche.
Per il paziente o i familiari, ciò significa spesso intraprendere un percorso lungo, faticoso ed emotivamente logorante, che però rischia di non portare ad alcun risultato concreto.
💰 Il processo civile come reale strumento di tutela
La sede civile, al contrario, permette di affrontare la vicenda da una prospettiva più utile: quella del risarcimento.
Qui si esaminano la qualità delle cure, le omissioni, la tempestività degli interventi e l’esistenza di un danno. Se c’è stata una condotta inadeguata ed è dimostrato il nesso causale, il giudice riconosce un risarcimento che tenga conto dell’invalidità, della sofferenza, dei costi affrontati e di tutto ciò che la vicenda ha tolto alla persona e alla sua famiglia.
È un percorso più aderente alla realtà e più orientato a una forma concreta di giustizia, perché restituisce — almeno in parte — ciò che la malpractice ha fatto perdere.
🩺 Un tema anche etico: il rischio della medicina difensiva
C’è poi un aspetto troppo spesso ignorato: l’abuso delle querele penali ha contribuito alla diffusione della cosiddetta medicina difensiva.
Molti medici, temendo di essere denunciati, tendono a prescrivere esami inutili, evitare procedure più complesse o assumere atteggiamenti estremamente prudenti non perché clinicamente necessari, ma perché “legalmente più sicuri”.
Il risultato è un sistema più lento, più costoso e talvolta meno efficace. Un ambiente in cui medici e pazienti si guardano con diffidenza, invece di collaborare per la cura.
Scegliere la sede civile quando è la strada più appropriata significa anche contribuire a un clima più sereno e più orientato alla qualità delle cure.
📝 Ma la querela penale non è esclusa: quando è davvero necessaria
Questo non significa che il penale sia sempre da evitare.
Ci sono situazioni in cui sporgere querela è non solo opportuno, ma indispensabile: condotte gravemente imprudenti, comportamenti dolosi, omissioni macroscopiche, manipolazione di cartelle cliniche, oppure casi in cui la sicurezza dei pazienti è messa a rischio in modo sistematico.
In queste ipotesi la responsabilità penale assume un ruolo essenziale, perché tutela la collettività oltre il singolo caso.
🎯 Conclusione: per ottenere vera giustizia, il civile è spesso la via giusta
Nella maggior parte delle vicende di responsabilità medica, la sede civile è quella che permette di accertare i fatti con maggiore realismo e di ottenere una tutela effettiva.
Non si tratta di “fare meno male al medico”, ma di scegliere il percorso più serio, utile e orientato alla verità medico-scientifica.
Il processo civile guarda alla sostanza: cosa è accaduto, quali cure sono state omesse, quale danno è stato causato e come può essere risarcito.
Ed è proprio questa concretezza a renderlo, nella maggior parte dei casi, il vero strumento di giustizia per chi ha subito un errore sanitario.