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AVVOCATO

Malati di Alzheimer e Malattie Degenerative: Quando la Retta della RSA Non Deve Essere Pagata

2025-12-22 14:11

Mattia Lippolis

Malati di Alzheimer e Malattie Degenerative: Quando la Retta della RSA Non Deve Essere Pagata

Negli ultimi anni la giurisprudenza italiana si è pronunciata in modo sempre più chiaro su un tema di enorme impatto sociale e sanitario...

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Negli ultimi anni la giurisprudenza italiana si è pronunciata in modo sempre più chiaro su un tema di enorme impatto sociale e sanitario: il diritto dei malati di Alzheimer e di altre patologie degenerative gravi di non pagare la retta di ricovero presso le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). Questo principio, fondato su norme costituzionali e su una interpretazione evolutiva del sistema sanitario nazionale, sta cambiando profondamente la tutela delle famiglie coinvolte.

 

Il contesto: un onere spesso insostenibile

Le rette delle RSA possono superare facilmente i 2.000–3.000 euro al mese, generando un peso economico insostenibile per moltissime famiglie italiane. Fino a pochi anni fa, era prassi consolidata richiedere anche ai parenti di contribuire a tali costi, sulla base della distinzione tradizionale tra prestazioni sanitarie e prestazioni socio-assistenziali.

Tuttavia, recenti pronunce di Corti d’Appello e della Corte di Cassazione stanno mutando questo orientamento, riconoscendo che in presenza di malattie con elevata compromissione cognitiva e funzionale, come l’Alzheimer e altre demenze, la natura delle prestazioni erogate dalle RSA è socio-sanitaria a elevata integrazione sanitaria e non meramente assistenziale.

 

La giurisprudenza più recente: Cassazione e Corti d’Appello
1. Corte di Cassazione: stop alla retta per i malati di Alzheimer

Nel febbraio 2025, la Corte di Cassazione ha accolto un ricorso contro una decisione della Corte d’Appello di Milano, ribaltando l’interpretazione secondo cui il familiare dovesse partecipare economicamente alla retta della RSA per una paziente affetta da Alzheimer. Secondo i giudici di legittimità, le prestazioni socio-assistenziali necessarie per questi pazienti sono inseparabilmente connesse alle prestazioni sanitarie, e quindi devono essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). 

Questa pronuncia sottolinea che, quando manca una chiara distinzione tra “quote sanitarie” e “quote assistenziali”, l’intera retta deve essere ricondotta alla responsabilità del SSN, in linea con i principi costituzionali di tutela della salute e con la legge che regola il sistema sanitario nazionale. 

 

2. Corte d’Appello di Milano: conferma del principio

Nel luglio 2025 la Corte d’Appello di Milano ha ribaltato una sentenza di primo grado, annullando l’obbligo di pagare circa 26.000 euro di retta per una madre affetta da demenza senile ricoverata in una RSA, ribadendo la gratuità dell’assistenza se è necessaria una componente sanitaria significativa. 

Altre pronunce di Corti d’Appello, tra cui quella di Roma (sent. n. 5696/2025), hanno espresso orientamenti analoghi, estendendo il principio anche ad altre forme di demenza e patologie neurodegenerative, con richieste di rimborso delle somme versate dai familiari. 
 

I presupposti essenziali per ottenere l’esonero dalla retta

Per far valere il diritto alla non corresponsione della retta della RSA, è necessario dimostrare:

  • La gravità e la natura sanitaria della patologia: la malattia deve essere diagnosticata in modo chiaro e medico-sanitario, con un impatto tale da rendere necessarie prestazioni sanitarie continue oltre alle attività assistenziali di base (es. Alzheimer in fase avanzata o altre demenze con perdita di autosufficienza). È fondamentale una documentazione clinica aggiornata e dettagliata.
  • La prevalenza delle prestazioni sanitarie: le prestazioni erogate dalla RSA devono essere intrinsecamente connesse e prevalentemente sanitarie, tali da non poter essere separate dalle attività di assistenza. Questo è spesso accertato mediante perizie e valutazioni multidimensionali svolte da specialisti.
  • Il riconoscimento formale da parte dell’ASL: il diritto deriva dal fatto che tali prestazioni rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e, quindi, devono essere offerte gratuitamente o dietro pagamento di ticket minimo. È possibile richiedere formalmente alla ASL competente il riconoscimento dell’esenzione dal pagamento della retta.
  • La possibilità di rimborso: se la ASL o la RSA hanno già richiesto o riscosso la retta, la giurisprudenza recente ammette la possibilità di chiedere la restituzione delle somme indebitamente versate, purché sussistano i presupposti sanitari e giuridici indicati. 
     

 

Cosa fare concretamente per tutelare il diritto

✔ Raccogliere tutta la documentazione clinica del paziente (diagnosi, verbali, piani assistenziali).
✔ Presentare una richiesta formale alla ASL per il riconoscimento dell’esenzione dal pagamento della retta.
✔ Valutare ricorso amministrativo o giudiziale in caso di diniego, avvalendosi di un legale specializzato in diritto sanitario.
✔ Considerare la richiesta di rimborso per le somme già versate.

Conclusioni

La giurisprudenza più recente – da Cassazione a varie Corti d’Appello – conferma un principio ormai consolidato: quando c’è una patologia degenerativa grave in cui le esigenze sanitarie prevalgono, la retta della RSA non deve essere pagata dal malato o dai suoi familiari, ma deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. 

Si tratta di una tutela fondamentale non solo per i diritti del malato, ma anche per la dignità delle famiglie che ogni giorno assistono persone fragili e non autosufficienti.