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Mattia Lippolis

Protesi d’anca o di ginocchio non riuscita: quando si può parlare di errore medico

2026-06-29 15:23

Mattia Lippolis

Protesi d’anca o di ginocchio non riuscita: quando si può parlare di errore medico

Dopo un intervento di protesi d’anca o di ginocchio il paziente si aspetta, comprensibilmente, una riduzione del dolore e un miglioramento della capac

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Dopo un intervento di protesi d’anca o di ginocchio il paziente si aspetta, comprensibilmente, una riduzione del dolore e un miglioramento della capacità di camminare. Quando, invece, persistono difficoltà nella deambulazione, rigidità, instabilità o dolore intenso, può sorgere il dubbio che l’operazione non sia stata eseguita correttamente.

Occorre però fare subito una precisazione: una protesi non riuscita non equivale automaticamente a un errore medico. Gli interventi ortopedici possono avere esiti insoddisfacenti anche in assenza di responsabilità sanitaria, perché il risultato dipende dalle condizioni di partenza del paziente, dalla complessità dell’intervento, dalla qualità dell’osso e dalla possibile insorgenza di complicanze non sempre evitabili.

Per stabilire se vi siano i presupposti per chiedere un risarcimento è necessario esaminare l’intero percorso clinico, dalla decisione di operare fino ai controlli eseguiti dopo l’intervento.

 

Quando può esserci un errore nell’impianto della protesi

La responsabilità sanitaria può emergere in momenti diversi del trattamento.

In alcuni casi il problema nasce prima dell’intervento, quando l’indicazione chirurgica non è adeguatamente giustificata oppure non vengono considerate soluzioni alternative. In altri casi l’errore riguarda direttamente l’operazione, ad esempio per un posizionamento scorretto delle componenti protesiche, una lesione nervosa o vascolare, oppure una scelta non adeguata del tipo o delle dimensioni della protesi.

Anche la fase successiva all’intervento può avere un ruolo decisivo. Il mancato riconoscimento di un’infezione, il ritardo nell’eseguire accertamenti o una gestione inadeguata delle complicanze possono aggravare il danno e rendere necessario un ulteriore intervento chirurgico.

Il punto centrale, dal punto di vista medico-legale, non è quindi soltanto stabilire se la protesi abbia dato un risultato insoddisfacente. Occorre accertare se il danno sarebbe stato evitabile adottando una condotta sanitaria corretta.

 

Protesi d’anca mal posizionata: quali conseguenze può determinare

L’intervento di protesi d’anca viene normalmente eseguito quando l’articolazione è gravemente compromessa da artrosi, fratture del femore o altre patologie che limitano in modo significativo la mobilità.

Quando le componenti protesiche non vengono posizionate correttamente, il paziente può continuare ad avvertire dolore all’anca, all’inguine o alla coscia. Possono inoltre verificarsi instabilità, lussazioni ripetute, difficoltà nel camminare e usura precoce della protesi.

Uno degli aspetti più frequentemente contestati riguarda la differenza nella lunghezza degli arti dopo l’intervento. Una lieve dismetria può essere compatibile con la complessità della procedura e non dimostra, di per sé, un errore. La situazione cambia quando la differenza è significativa, provoca un’alterazione della deambulazione e avrebbe potuto essere evitata con un’adeguata pianificazione o una corretta esecuzione chirurgica.

Anche la mobilizzazione precoce della protesi merita particolare attenzione. Se si verifica a breve distanza dall’intervento, può essere necessario verificare se vi siano stati problemi di fissazione, errori di posizionamento o un’infezione non tempestivamente diagnosticata.

 

Protesi di ginocchio non riuscita: dolore e rigidità dopo l’intervento

Il dolore persistente dopo una protesi di ginocchio è un problema frequente, ma le sue cause possono essere molto diverse.

In alcuni pazienti il dolore dipende da un recupero più lento del previsto o da condizioni cliniche preesistenti. In altri casi, però, può essere collegato a un errato allineamento della protesi, a un’instabilità articolare, a una rigidità eccessiva o a una mobilizzazione precoce delle componenti.

Particolare attenzione deve essere prestata quando il paziente, nonostante la riabilitazione, non riesce a piegare o distendere correttamente il ginocchio, avverte una sensazione costante di cedimento oppure sviluppa un dolore che tende ad aumentare anziché ridursi.

Anche in queste situazioni è indispensabile distinguere tra una complicanza non evitabile e un errore tecnico. L’analisi delle radiografie e degli altri esami strumentali può consentire di verificare il posizionamento e l’allineamento della protesi, mentre la cartella clinica permette di ricostruire le modalità dell’intervento e l’assistenza prestata nel periodo postoperatorio.

 

Infezione della protesi e responsabilità della struttura sanitaria

L’infezione periprotesica è una delle complicanze più gravi degli interventi ortopedici. Può comparire nei giorni immediatamente successivi all’operazione oppure manifestarsi a distanza di settimane o mesi.

La sua presenza non determina automaticamente la responsabilità dell’ospedale. Le infezioni possono infatti insorgere anche quando vengono rispettate le corrette misure di prevenzione.

Ciò che deve essere verificato è se la struttura sanitaria abbia adottato tutte le precauzioni richieste prima, durante e dopo l’intervento. Assume rilievo, ad esempio, la corretta somministrazione della profilassi antibiotica, la gestione della ferita chirurgica e la tempestività con cui vengono riconosciuti i primi segni dell’infezione.

Un ritardo diagnostico può incidere in modo rilevante sull’esito del trattamento. Quando l’infezione non viene individuata o trattata tempestivamente, il paziente può essere costretto a sottoporsi alla rimozione della protesi, a lunghi cicli di terapia antibiotica e a uno o più interventi di revisione.

 

Lesioni nervose dopo un intervento ortopedico

Durante l’impianto di una protesi d’anca o di ginocchio possono verificarsi lesioni dei nervi vicini all’area operata.

Il paziente può manifestare perdita di sensibilità, formicolii, dolore neuropatico, riduzione della forza muscolare o difficoltà nel controllo del piede. Nei casi più gravi, la lesione può incidere stabilmente sulla capacità di camminare e sull’autonomia personale.

Anche in questo caso non è sufficiente constatare la presenza del deficit. È necessario comprendere come si sia verificata la lesione, se rappresentasse un rischio inevitabile dell’intervento e se sia stata riconosciuta e trattata tempestivamente.

L’accertamento richiede normalmente il confronto tra la documentazione operatoria, gli esami neurofisiologici e le valutazioni specialistiche eseguite dopo la comparsa dei sintomi.

 

La revisione della protesi dimostra che il primo intervento era sbagliato?

Non necessariamente.

Una protesi può dover essere revisionata per usura, mobilizzazione, infezione o altre cause che non dipendono da un errore sanitario. La necessità di un secondo intervento, da sola, non prova la responsabilità del chirurgo o della struttura.

Il dato diventa però significativo quando la revisione viene eseguita a breve distanza dal primo intervento oppure quando, durante la nuova operazione, emergono problemi di posizionamento, instabilità o difetti delle componenti.

In questi casi il verbale dell’intervento di revisione assume particolare importanza. Le osservazioni del secondo chirurgo, insieme alle immagini radiologiche eseguite prima della nuova operazione, possono offrire elementi utili per comprendere le ragioni del fallimento della prima protesi.

 

Quali documenti servono per valutare un possibile errore ortopedico

La valutazione di un caso di protesi d’anca o di ginocchio non riuscita deve partire dall’acquisizione della documentazione sanitaria completa.

La cartella clinica consente di ricostruire il ricovero e le decisioni assunte dai sanitari. Il verbale operatorio descrive la tecnica utilizzata, mentre le radiografie e gli altri esami strumentali permettono di verificare il posizionamento della protesi.

È importante ottenere le immagini diagnostiche in formato digitale e non limitarsi ai relativi referti. Nei casi ortopedici, infatti, l’esame diretto delle immagini è spesso indispensabile per valutare l’allineamento, l’orientamento e la stabilità delle componenti protesiche.

Devono inoltre essere raccolti i controlli successivi, la documentazione riabilitativa, gli eventuali esami microbiologici e, quando eseguito, il verbale dell’intervento di revisione.

Come viene accertato l’errore medico

Per verificare se vi sia stata responsabilità sanitaria è necessario ricostruire l’intero trattamento.

Occorre innanzitutto stabilire se l’intervento fosse correttamente indicato. Successivamente bisogna valutare la tecnica chirurgica, il posizionamento della protesi e la gestione della fase postoperatoria.

L’ultimo passaggio consiste nell’accertare il nesso causale, cioè verificare se il danno lamentato dal paziente dipenda effettivamente dall’errore contestato e se avrebbe potuto essere evitato con una condotta diversa.

Per questa ragione, nei casi di errore ortopedico, la valutazione non può essere affidata esclusivamente all’esame legale della documentazione. È normalmente necessario il contributo di un medico legale e di uno specialista ortopedico.

 

Quali danni possono essere risarciti

Quando viene accertato un errore nell’impianto o nella gestione della protesi, il paziente può chiedere il risarcimento delle conseguenze effettivamente subite.

Possono assumere rilievo l’invalidità temporanea, l’eventuale danno permanente, le maggiori sofferenze, la perdita di autonomia e la necessità di sottoporsi a ulteriori cure o interventi.

Il risarcimento può comprendere anche le spese mediche e riabilitative, i costi per l’assistenza personale e le perdite economiche derivanti dall’impossibilità di lavorare.

La quantificazione deve essere effettuata caso per caso, tenendo conto dell’età del paziente, delle condizioni precedenti all’intervento e dell’effettivo peggioramento determinato dall’errore.

 

Entro quanto tempo si può chiedere il risarcimento

I termini di prescrizione possono variare in base al soggetto nei cui confronti viene proposta la richiesta.

In generale, l’azione contro la struttura sanitaria è soggetta a un termine più lungo rispetto a quella proposta direttamente nei confronti del singolo medico. La decorrenza, tuttavia, non coincide sempre con il giorno dell’intervento.

In alcune situazioni il danno e la sua possibile origine sanitaria diventano riconoscibili soltanto in un momento successivo, ad esempio dopo la comparsa di nuovi sintomi o dopo un intervento di revisione.

Per evitare contestazioni sulla prescrizione, è comunque opportuno richiedere una valutazione senza attendere troppo tempo.

 

Cosa fare se si sospetta un errore nella protesi

Il primo passo consiste nel richiedere la documentazione sanitaria completa e acquisire tutte le immagini diagnostiche.

È utile conservare anche i referti successivi, le prescrizioni, i documenti relativi alla riabilitazione e le ricevute delle spese sostenute.

Soltanto dopo l’analisi della documentazione è possibile comprendere se il risultato negativo dipenda da una complicanza oppure da un errore evitabile.

 

Assistenza legale nei casi di protesi non riuscita

La presenza di dolore persistente, una differenza nella lunghezza degli arti o la necessità di un nuovo intervento non consentono, da sole, di affermare che vi sia stato un errore medico.

Ogni caso deve essere valutato attraverso l’esame della cartella clinica, delle immagini radiologiche e dell’intero percorso sanitario.

Lo Studio Legale Avv. Mattia Lippolis si occupa di responsabilità medica e assiste pazienti e familiari nella valutazione di possibili errori ortopedici, avvalendosi della collaborazione di medici legali e specialisti.

Per richiedere una prima valutazione è possibile inviare una descrizione del caso e la documentazione sanitaria disponibile attraverso la pagina contatti del sito.