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Mattia Lippolis

AVVOCATO 

 

 

Errore medico in Lombardia: risarcimento di € 80.000 per lesione del nervo femorale

2026-07-29 15:41

Mattia Lippolis

Errore medico in Lombardia: risarcimento di € 80.000 per lesione del nervo femorale

Lesione del nervo femorale dopo un intervento a Milano: ottenuto un risarcimento di €80.000 euro mediante accordo conciliativo

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I nomi riportati nel presente articolo sono di fantasia e alcuni elementi della vicenda sono stati modificati per ragioni di riservatezza.
 

Quando una lesione nervosa può dipendere da un errore chirurgico
Una complicanza verificatasi durante un intervento chirurgico non costituisce automaticamente un errore medico.
Ogni operazione presenta infatti rischi che possono manifestarsi anche quando i sanitari agiscono correttamente. La situazione è diversa, però, quando il danno deriva da una manovra chirurgica eseguita in modo non corretto, incauto o imprudente.
Il caso riguarda una paziente assistita per un errore medico avvenuto a Milano, che ha riportato una grave lesione del nervo femorale sinistro durante un intervento ginecologico.
A seguito dell’esame della documentazione sanitaria e di una valutazione medico-legale, è stata avviata una trattativa con la struttura. La vicenda si è conclusa con il riconoscimento di un risarcimento pari a € 80.000, senza che fosse necessario promuovere una causa dinanzi al Tribunale.
 

Il caso clinico: il deficit alla gamba dopo l’intervento
La signora Laura Bianchi, nome di fantasia, era stata ricoverata per il trattamento chirurgico di una patologia oncologica dell’endometrio.
L’intervento prevedeva l’asportazione dell’utero e degli annessi, oltre all’esecuzione delle ulteriori procedure ritenute necessarie in relazione alla patologia diagnosticata.
Nel periodo immediatamente successivo all’operazione, la paziente iniziava però a manifestare gravi disturbi neurologici agli arti inferiori, soprattutto sul lato sinistro.
La signora presentava una significativa riduzione della sensibilità della coscia, difficoltà nella flessione dell’anca e nell’estensione del ginocchio, debolezza muscolare e una marcata compromissione della capacità di camminare.
Gli accertamenti neurologici ed elettromiografici eseguiti durante il ricovero evidenziavano una grave sofferenza assonale del nervo femorale sinistro, successivamente qualificata come lesione subtotale.
 

La lesione iatrogena del nervo femorale
Il nervo femorale svolge una funzione fondamentale sia dal punto di vista motorio sia sotto il profilo sensitivo.
Contribuisce alla flessione dell’anca, all’estensione del ginocchio e al corretto funzionamento dei muscoli anteriori della coscia. È inoltre coinvolto nella sensibilità di alcune aree della coscia e della gamba.
Una sua lesione può quindi provocare perdita di forza, alterazioni della sensibilità, instabilità del ginocchio e notevoli difficoltà nella deambulazione.
Nel caso della signora Laura, il danno non aveva determinato un disturbo temporaneo. Dopo l’intervento, la paziente aveva dovuto affrontare un lungo percorso di riabilitazione neuromotoria e, nella fase iniziale, riusciva a camminare soltanto con l’ausilio di un deambulatore.
Nonostante il trattamento riabilitativo, il recupero era stato soltanto parziale. Anche a distanza di mesi permanevano difficoltà nei movimenti dell’anca e del ginocchio, riduzione della forza dell’arto inferiore e necessità di utilizzare un ausilio per i tragitti più lunghi.
La lesione aveva quindi inciso in maniera significativa sull’autonomia personale della paziente e sulla gestione delle normali attività quotidiane e familiari.
 

La differenza tra complicanza ed errore medico
Nei casi di malasanità e responsabilità sanitaria, il semplice fatto che un danno sia comparso dopo un intervento non consente, da solo, di affermare la responsabilità del chirurgo o della struttura sanitaria.
Occorre verificare se la conseguenza rientrasse tra i rischi inevitabili dell’operazione oppure se potesse essere evitata mediante una corretta esecuzione della procedura.
Nel caso in esame sono stati valutati congiuntamente la tempistica di comparsa dei sintomi, gli esiti delle visite neurologiche, i risultati delle elettromiografie e le condizioni cliniche della paziente nei mesi successivi.
Il deficit era insorto nell’immediato periodo postoperatorio e gli esami avevano documentato una lesione compatibile con un danno verificatosi durante la procedura chirurgica.
La perizia medico-legale ha quindi concluso che la lesione del nervo femorale sinistro fosse riconducibile a una manovra chirurgica non corretta o comunque eseguita in modo incauto e imprudente.
Tenuto conto della gravità della paralisi subtotale e delle limitazioni funzionali residue, il danno biologico permanente è stato stimato nella misura del 25%.


La richiesta di risarcimento alla struttura sanitaria
Prima di avanzare la richiesta risarcitoria sono state acquisite la cartella clinica completa, la documentazione neurologica, gli esami elettromiografici e gli atti relativi ai ricoveri riabilitativi.
L’esame medico-legale di tali documenti ha consentito di ricostruire il collegamento tra l’intervento chirurgico e il danno neurologico, oltre a individuare l’entità delle conseguenze permanenti riportate dalla paziente.
Sulla base di questi elementi è stata formulata una richiesta di risarcimento nei confronti della struttura sanitaria lombarda.
La domanda non si fondava soltanto sulla presenza di un esito negativo, ma su una ricostruzione clinica coerente: i sintomi erano comparsi subito dopo l’operazione, gli esami avevano confermato la lesione del nervo e il deficit era rimasto significativo nonostante il lungo percorso riabilitativo.
La controversia è stata quindi gestita in via stragiudiziale, attraverso il confronto tra le parti e le rispettive valutazioni medico-legali.
 

L’accordo conciliativo da 80.000 euro
La trattativa si è conclusa con un accordo conciliativo e con il riconoscimento di un risarcimento pari a € 80.000.
La paziente ha ottenuto il pagamento senza dover promuovere una causa civile e senza affrontare i tempi e le incertezze di un giudizio dinanzi al Tribunale.
Il risultato è stato possibile perché il caso era stato preventivamente approfondito sotto il profilo medico e giuridico ed era sostenuto da una documentazione clinica completa.
Raggiungere un accordo senza processo non significa rinunciare alla tutela dei propri diritti. In alcune situazioni rappresenta, al contrario, la soluzione più efficace, perché permette al danneggiato di ottenere il risarcimento in tempi più brevi, evitando i costi e i rischi di una lunga controversia.

Nei casi che presentano adeguati presupposti di responsabilità e sostenibilità economica, è inoltre possibile valutare la formula “paghi solo se risarcito”, senza anticipare i costi necessari per la gestione della pratica.
Naturalmente, ogni proposta conciliativa deve essere valutata considerando la gravità del danno, l’età della persona, la solidità delle prove e le concrete possibilità di successo di un eventuale giudizio.
 

Perché è importante valutare la documentazione sanitaria
Quando dopo un intervento compaiono perdita di sensibilità, difficoltà motorie o problemi nella deambulazione, è importante sottoporsi tempestivamente agli accertamenti specialistici necessari.
Dal punto di vista medico-legale, occorre acquisire la cartella clinica completa, il verbale operatorio, la scheda anestesiologica, gli esami elettromiografici, i referti neurologici e la documentazione relativa alla riabilitazione.
Solo attraverso l’esame complessivo di questi documenti è possibile comprendere se il danno costituisca una complicanza inevitabile oppure la conseguenza di una condotta sanitaria non corretta.
Nel caso descritto, la valutazione della documentazione e la perizia medico-legale hanno consentito di dimostrare la natura iatrogena della lesione e di ottenere un risarcimento di 80.000 euro mediante accordo conciliativo.
Ogni vicenda di responsabilità sanitaria presenta caratteristiche specifiche. Prima di avviare una richiesta di risarcimento è quindi necessario verificare la condotta dei sanitari, il rapporto causale e la reale consistenza delle conseguenze riportate dal paziente.