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Mattia Lippolis

AVVOCATO 

 

 

Danni al neonato durante il parto: quando è possibile chiedere un risarcimento

2026-08-07 12:39

Mattia Lippolis

Responsabilità medica,

Danni al neonato durante il parto: quando è possibile chiedere un risarcimento

Sofferenza fetale, ritardo nel cesareo e danni al neonato: quando può esserci responsabilità medica e diritto al risarcimento

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La nascita di un bambino con gravi conseguenze neurologiche o altre lesioni non significa automaticamente che vi sia stato un errore medico. In alcuni casi, però, il danno può essere collegato a ciò che è accaduto durante il travaglio o nelle ore immediatamente precedenti al parto.

Una sofferenza fetale non riconosciuta, un tracciato cardiotocografico patologico sottovalutato oppure un ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo possono, in determinate circostanze, avere conseguenze molto gravi per il neonato.

Quando dopo la nascita vengono diagnosticate condizioni come encefalopatia ipossico-ischemica, paralisi cerebrale, tetraparesi o altri importanti deficit neurologici, può quindi essere opportuno ricostruire attentamente quanto accaduto durante il parto per verificare se esistano i presupposti di una responsabilità medica.

 

Quando un danno da parto può dipendere da un errore medico?

Durante il travaglio il personale sanitario deve monitorare le condizioni della madre e del feto e intervenire quando emergano segnali indicativi di una possibile situazione patologica.

Uno degli strumenti più importanti è il monitoraggio cardiotocografico, attraverso il quale vengono registrate la frequenza cardiaca fetale e le contrazioni uterine.

Alterazioni del battito cardiaco, decelerazioni ripetute, tachicardia, bradicardia o una ridotta variabilità possono assumere rilievo, a seconda del quadro clinico complessivo, come segnali di possibile sofferenza fetale.

Il problema può sorgere quando tali segnali non vengono riconosciuti tempestivamente, vengono sottovalutati oppure non determinano l'intervento del ginecologo o l'esecuzione, quando necessaria, di un taglio cesareo.

Non basta però dimostrare che il bambino abbia riportato un danno.

Per ottenere un risarcimento per danni da parto è necessario accertare sia l'eventuale errore o omissione dei sanitari, sia il collegamento causale tra quella condotta e le conseguenze riportate dal neonato.

In altre parole, bisogna chiedersi se una diversa e tempestiva condotta sanitaria avrebbe potuto evitare il danno o ridurne significativamente la gravità.

 

Sofferenza fetale, tracciato cardiotocografico e ritardo nel cesareo

La gestione della sofferenza fetale è stata affrontata anche da recentissime pronunce della Corte di Cassazione.

Con l'ordinanza n. 8252/2026, la Terza Sezione civile ha esaminato un grave caso di encefalopatia neonatale insorta dopo un parto oltre il termine, nel quale il monitoraggio cardiotocografico aveva evidenziato segnali di sofferenza fetale non tempestivamente gestiti.

La vicenda assume particolare interesse anche per il ruolo dell'ostetrica. 

Nell'ambito delle proprie competenze professionali, infatti, il personale ostetrico deve essere in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche e richiedere l'intervento dello specialista quando il quadro non possa più essere considerato fisiologico.

Ancora più significativo è il caso affrontato dalla Cassazione penale, Sezione IV, sentenza n. 9579/2026, depositata il 12 marzo 2026.

La vicenda riguardava un parto nel quale il tracciato cardiotocografico aveva progressivamente mostrato elementi patologici e segnali di sofferenza fetale. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, il tempestivo riconoscimento del quadro avrebbe consentito di attivare prima il ginecologo e procedere al parto cesareo, evitando il protrarsi della condizione ipossica.

La sentenza è particolarmente utile per comprendere un aspetto fondamentale dei casi di malasanità durante il parto: non è sufficiente dimostrare che vi sia stato un ritardo. Occorre stabilire se proprio quel ritardo abbia inciso causalmente sulle condizioni del bambino.

 

Il ritardo nel cesareo dà sempre diritto al risarcimento?

No. La circostanza che il taglio cesareo sia stato eseguito dopo l'insorgenza di una complicazione non dimostra automaticamente una responsabilità sanitaria.

Occorre ricostruire con precisione la sequenza degli eventi: quando sono comparsi i primi segnali di sofferenza fetale, quando avrebbero dovuto essere riconosciuti, quanto tempo sarebbe stato necessario per intervenire e, soprattutto, in quale momento si è prodotto il danno.

È quindi essenziale verificare se un parto anticipato avrebbe ragionevolmente evitato o ridotto le conseguenze.

Si tratta di valutazioni complesse che richiedono normalmente l'esame della documentazione sanitaria da parte di un medico legale e di specialisti in ginecologia e ostetricia. Nei casi caratterizzati da importanti conseguenze neurologiche può essere necessario coinvolgere anche ulteriori specialisti.

Questo è lo stesso criterio utilizzato più in generale nei casi di malasanità ed errore medico: prima di parlare di risarcimento bisogna verificare errore, danno e nesso causale.

 

Quali danni può provocare una sofferenza fetale?

Una grave e prolungata riduzione dell'apporto di ossigeno al feto può determinare ipossia o asfissia perinatale.

Nei casi più importanti possono conseguire encefalopatia ipossico-ischemica, paralisi cerebrale infantile, deficit motori e cognitivi, epilessia, disturbi sensoriali o necessità di assistenza continuativa. Nei casi più gravi può verificarsi il decesso.

Anche davanti a conseguenze di questo tipo è però necessario evitare conclusioni automatiche. Una patologia diagnosticata dopo la nascita può avere origini diverse e non necessariamente dipendere dal comportamento dei sanitari.

È proprio per questo che, nei casi di danno neurologico al neonato dopo il parto, l'accertamento medico-legale del nesso causale rappresenta uno dei passaggi decisivi.

 

Morte del feto o del neonato: il risarcimento dei genitori

La Corte di Cassazione è intervenuta recentemente anche sul danno subito dai genitori quando omissioni o ritardi dei sanitari determinino la perdita del bambino.

Con l'ordinanza n. 26826 del 6 ottobre 2025, la Terza Sezione civile ha affrontato il caso di una gravidanza giunta alla quarantunesima settimana. Nonostante i segnali di sofferenza fetale, il taglio cesareo era stato eseguito soltanto successivamente e la bambina era deceduta a causa di una grave asfissia perinatale.

La Cassazione ha affermato un principio particolarmente importante: la perdita del feto imputabile a omissioni o ritardi dei sanitari è assimilabile, sotto il profilo risarcitorio, al danno da perdita del rapporto parentale.

La Corte ha inoltre escluso che il risarcimento possa essere automaticamente ridotto sul presupposto che il rapporto tra genitori e figlio non si fosse ancora pienamente sviluppato dopo la nascita.

Cass. civ., Sez. III, ord. 6 ottobre 2025, n. 26826 – perdita del feto e danno da perdita del rapporto parentale.

Quando viene accertata la responsabilità sanitaria, la quantificazione economica deve comunque essere effettuata sulla base delle caratteristiche specifiche del caso. Per approfondire questo aspetto puoi leggere anche l'articolo dedicato a quanto vale il risarcimento per malasanità.

 

Quali documenti servono per valutare un possibile errore durante il parto?

La documentazione sanitaria è fondamentale.

Occorre normalmente acquisire la cartella clinica completa del ricovero, il diario ostetrico, il partogramma, la documentazione della sala parto e, soprattutto, i tracciati cardiotocografici completi.

Possono assumere grande importanza anche il verbale dell'eventuale taglio cesareo, il punteggio di Apgar, l'emogasanalisi del cordone ombelicale, la cartella clinica del neonato e l'eventuale documentazione della Terapia Intensiva Neonatale.

Se il bambino presenta conseguenze neurologiche, dovranno inoltre essere esaminati gli accertamenti eseguiti successivamente alla nascita, comprese eventuali risonanze magnetiche, esami neurologici e documentazione riabilitativa.

I tracciati cardiotocografici sono spesso uno degli elementi più importanti perché consentono agli specialisti di ricostruire l'andamento della frequenza cardiaca fetale nelle ore che hanno preceduto il parto e di verificare se vi fossero segnali che avrebbero dovuto determinare un intervento più tempestivo.

 

Come capire se esistono i presupposti per chiedere un risarcimento?

Nei casi di danni al neonato durante il parto, la domanda fondamentale non è semplicemente se il bambino abbia riportato una conseguenza grave.

La domanda corretta è:

quel danno avrebbe potuto essere evitato, o sarebbe stato meno grave, se i sanitari fossero intervenuti diversamente e in tempo utile?

Solo l'analisi della documentazione clinica consente di distinguere una complicanza o un evento non evitabile da un possibile caso di responsabilità sanitaria.

Per questo motivo è preferibile effettuare una valutazione preliminare prima di iniziare qualsiasi azione, verificando la sostenibilità medico-legale del caso e soltanto successivamente affrontando il tema della richiesta di risarcimento.

Nei casi meritevoli di approfondimento, inoltre, può essere valutata la possibilità di procedere senza sostenere anticipatamente i costi medico-legali e processuali attraverso la formula del finanziamento del contenzioso – paghi solo se risarcito.

 

Hai dubbi su quanto accaduto durante il parto?

Se tuo figlio ha riportato gravi conseguenze dopo la nascita, oppure durante il travaglio si sono verificati problemi che ritieni possano essere stati sottovalutati, è possibile effettuare una prima valutazione della vicenda.

L'obiettivo non è presumere che vi sia stato un errore, ma verificare se dalla dinamica del parto e dalla documentazione sanitaria emergano elementi concreti che rendano opportuno un approfondimento medico-legale.

Puoi compilare il test di valutazione del caso e descrivere quanto accaduto.

La compilazione richiede pochi minuti e consente una prima verifica preliminare della vicenda prima di procedere all'acquisizione e allo studio completo della documentazione sanitaria.