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AVVOCATO 

 

 

Infezione dopo una protesi al ginocchio in Campania: il caso chiuso con un risarcimento di 60.000 euro

2026-09-09 13:53

Mattia Lippolis

Infezione dopo una protesi al ginocchio in Campania: il caso chiuso con un risarcimento di 60.000 euro

Infezione dopo una protesi al ginocchio in una clinica privata in Campania: il caso chiuso in conciliazione con il CTU, risarcimento di 60.000 euro.

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Quando si parla di cause per malasanità, l'immagine che viene in mente è spesso quella di un processo che dura anni, con una sentenza finale pronunciata da un giudice. Nella pratica, però, sempre più casi si chiudono prima, in una fase che molte persone non conoscono: quella della conciliazione proposta dal CTU, il consulente tecnico nominato dal Tribunale.

Racconto qui un caso reale che ho seguito, relativo a una struttura sanitaria privata della Campania, chiuso con un risarcimento di 60.000 euro senza necessità di affrontare un giudizio ordinario. Nomi, luoghi e alcuni dettagli sono stati modificati per tutelare la riservatezza della paziente: quello che conta, ai fini di questo articolo, è il meccanismo attraverso cui il caso si è risolto, perché è lo stesso che riguarda potenzialmente chiunque, in Campania, sospetti di aver subito un errore medico.

 

Cosa era successo ad Anna (nome di fantasia)

Anna, all'epoca dei fatti poco più che cinquantenne, soffriva da tempo di artrosi al ginocchio sinistro limitata a un solo comparto articolare. I sanitari di una clinica privata campana le proponevano una protesi parziale (monocompartimentale), un intervento meno invasivo rispetto alla protesi totale, indicato proprio nei casi in cui l'usura riguarda un solo settore del ginocchio.

L'intervento veniva eseguito regolarmente. Nelle settimane successive, però, il ginocchio non tornava alla normalità: dolore persistente, tumefazione, calore locale. Gli esami del sangue mostravano indici di infiammazione costantemente elevati, mese dopo mese. La struttura procedeva con cicli ripetuti di terapia antibiotica, senza però individuare con chiarezza la causa del problema.

Solo dopo alcuni mesi, una visita infettivologica presso un centro specialistico campano poneva la diagnosi corretta: infezione periprotesica, cioè un'infezione a carico dell'impianto. A quel punto la strada obbligata diventava quella della rimozione della protesi, dell'inserimento di uno spaziatore temporaneo, di mesi di terapia antibiotica mirata e, infine, del reimpianto di una nuova protesi presso un policlinico universitario campano. Un percorso durato, complessivamente, oltre un anno.

 

Perché non si trattava di una semplice complicanza

È la domanda che si pongono, giustamente, tutti i pazienti in una situazione simile: un'infezione dopo un intervento è sempre "colpa" di qualcuno, oppure può capitare anche quando tutto è stato fatto correttamente?

La risposta, dal punto di vista medico-legale, dipende da come e quando l'infezione si manifesta. Le infezioni del sito chirurgico che insorgono entro un anno da un intervento con impianto protesico rientrano, secondo i criteri scientifici di riferimento, tra le infezioni nosocomiali: eventi che la struttura ha il dovere di prevenire attraverso corrette procedure di sterilizzazione e asepsi, e che deve essere in grado di dimostrare di aver adottato, se contestata in giudizio.

Nel caso di Anna, la valutazione medico-legale evidenziava due criticità distinte:

  • una gestione eccessivamente attendista dell'infezione, con un ritardo di diagnosi di diversi mesi rispetto ai sintomi già presenti, che ha probabilmente reso il quadro più complesso da trattare e ha prolungato inutilmente le sofferenze della paziente;
  • un consenso informato carente, privo di una reale descrizione dei rischi e delle possibili complicanze dell'intervento — un difetto che, da solo, può fondare una responsabilità autonoma rispetto alla correttezza tecnica dell'operazione.

 

Come si è chiuso il caso: la conciliazione proposta dal CTU

È qui che il caso di Anna diventa utile per capire come funziona davvero, oggi, una causa di malasanità in Italia.

Dal 2017, la legge Gelli-Bianco (L. 24/2017, art. 8) impone che chi vuole agire per responsabilità sanitaria debba prima passare attraverso un accertamento tecnico preventivo (art. 696-bis c.p.c.): un procedimento in cui un CTU nominato dal Tribunale esamina la documentazione clinica insieme ai consulenti di parte e, prima ancora di arrivare a una causa vera e propria, ha il compito specifico di tentare la conciliazione tra le parti.

Non è un dettaglio procedurale marginale: significa che, se il CTU ritiene sussistente un profilo di responsabilità, può formulare una proposta economica di conciliazione, che struttura sanitaria (o la sua assicurazione) e paziente possono accettare, chiudendo la vicenda senza bisogno di anni di giudizio ordinario.

Nel caso di Anna è andata proprio così: sulla base delle criticità riscontrate nella gestione dell'infezione e nell'acquisizione del consenso informato, il CTU ha formulato una proposta conciliativa che entrambe le parti hanno accettato, per un risarcimento complessivo di 60.000 euro. La vicenda si è chiusa in questa sede, senza la necessità di introdurre un giudizio di merito.

Vale la pena sottolinearlo: questa cifra è il risultato della valutazione di un caso specifico, con la sua documentazione, i suoi tempi e le sue criticità. Non è un parametro trasferibile automaticamente ad altri casi, nemmeno a quelli apparentemente simili — ogni vicenda va valutata nel merito.

 

Cosa fare se sospetti un'infezione dopo un intervento in una struttura sanitaria della Campania

Alcuni passaggi fanno la differenza:

  • Richiedi copia integrale della cartella clinica di tutti i ricoveri e i controlli, compresi referti di laboratorio ed esami strumentali.
  • Conserva ogni documento relativo alle visite successive presso altre strutture, che spesso è proprio quello che permette di ricostruire il ritardo diagnostico.
  • Non aspettare troppo: il diritto al risarcimento è soggetto a termini di prescrizione, e prima si avvia una valutazione medico-legale, più facile è ricostruire con precisione la vicenda.
  • Fai valutare il caso da chi ha competenza medico-legale specifica in responsabilità sanitaria, prima di decidere se e come procedere.

Se ti trovi a Napoli o in provincia, puoi anche approfondire come seguiamo i casi di malasanità a Napoli.

 

Domande frequenti

Quanto è stato risarcito in questo caso? La conciliazione proposta dal CTU e accettata dalle parti ha portato a un risarcimento di 60.000 euro. È un dato relativo a questo specifico caso: l'importo di un eventuale risarcimento dipende sempre dalla gravità del danno, dalle responsabilità accertate e dalle circostanze concrete della vicenda.

Se il mio caso finisce in conciliazione con il CTU, ottengo comunque un risarcimento? Non automaticamente: la conciliazione è possibile solo se il CTU ritiene che ci siano effettivamente profili di responsabilità e formula una proposta che la struttura (o la sua assicurazione) accetta. Se le parti non trovano un accordo, il procedimento prosegue con una causa ordinaria.

Quanto dura, in genere, questa fase? Meno di un giudizio ordinario, ma i tempi dipendono dalla complessità del caso e dai carichi di lavoro dei Tribunali. Anche in Campania, come altrove, si tratta comunque di un percorso che richiede mesi, non giorni.

Un'infezione dopo un intervento è sempre responsabilità della struttura? No: dipende da quando insorge, da come viene gestita e da cosa emerge dalla documentazione. È proprio questo il motivo per cui una valutazione medico-legale della documentazione clinica è il primo passo indispensabile. Puoi approfondire la tematica consultando un precedente articolo presente sul blog relativo alle infezioni protesiche.

Il mio caso può essere finanziato senza anticipare nulla, come questo? Con il modello di litigation funding che proponiamo, la prima valutazione della documentazione clinica non comporta costi né impegni, e se il caso viene accettato le spese vengono anticipate dalla società finanziatrice.

Verifica il tuo caso, senza costi iniziali

Se sospetti di aver subito un'infezione o un errore medico in una struttura sanitaria della Campania, il primo passo è far valutare la tua documentazione clinica da chi ha competenza medico-legale specifica.

Verifica il tuo caso compilando il modulo, oppure scrivi direttamente su WhatsApp per una prima valutazione riservata.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e divulgativo. Il caso descritto è reale ma è stato anonimizzato nei dettagli identificativi per tutelare la riservatezza della persona coinvolta; l'importo indicato si riferisce a questo specifico caso e non costituisce garanzia di esiti analoghi per altre vicende, che vanno sempre valutate individualmente sulla base della documentazione clinica disponibile.