
L'intervento di cataratta è tra i più eseguiti in Italia e molti pazienti lo considerano un'operazione "di routine". Nella grande maggioranza dei casi lo è. Quando però qualcosa va storto, le conseguenze possono cambiare la vita.
È quello che è accaduto in un caso che ho seguito: un paziente operato nel 2021, a 67 anni, in una struttura di Campobasso. Si è rivolto a me più di quattro anni dopo l'intervento. In meno di otto mesi la compagnia assicurativa della struttura gli ha versato 105.000 euro di risarcimento, oltre alle spese legali. Non è stato necessario fare causa.
Il caso: dall'intervento alla perdita della vista
Il paziente viene operato di cataratta all'occhio destro, con facoemulsificazione e impianto di cristallino artificiale. Viene dimesso lo stesso giorno con la terapia in collirio.
Circa dieci giorni dopo compaiono dolore intenso, gonfiore della palpebra e secrezione dall'occhio. Il paziente viene ricoverato d'urgenza in un altro ospedale, dove gli diagnosticano un'endoftalmite acuta, cioè un'infezione all'interno del bulbo oculare.
Lo operano d'urgenza con una vitrectomia. I chirurghi trovano materiale purulento in tutto il corpo vitreo e una retina già danneggiata da ischemia e vasculite. Nonostante l'intervento, l'occhio destro perde completamente la vista.
Il danno è particolarmente grave perché anche la vista dell'occhio sinistro era ridotta. Il paziente non può più guidare e ha bisogno di qualcuno che lo accompagni per ogni spostamento. Ha perso la propria autonomia.
Che cos'è l'endoftalmite e perché è rilevante per il risarcimento
L'endoftalmite è una delle complicanze più gravi della chirurgia oculare. È rara, ma quando si manifesta pochi giorni dopo l'intervento è quasi sempre dovuta a batteri entrati nell'occhio durante l'operazione o subito dopo.
La prevenzione passa da protocolli precisi di antisepsi e sterilità. Dal punto di vista legale conta proprio questo: la struttura deve essere in grado di dimostrare di averli rispettati.
Il punto decisivo: una cartella clinica che non dimostrava nulla
Il consulente medico-legale incaricato ha esaminato tutta la documentazione e ha rilevato tre elementi.
- Il verbale operatorio era quasi vuoto. Conteneva un timbro prestampato con le fasi di preparazione e poche righe scritte a mano. Mancavano la check-list operatoria, la descrizione delle fasi dell'intervento e l'indicazione di chi avesse eseguito cosa.
- I tempi erano coerenti con un'infezione legata all'intervento. Un'infezione acuta insorta dieci giorni dopo l'operazione orienta verso una contaminazione intra o post-operatoria. Un precedente intervento per glaucoma, eseguito mesi prima nella stessa struttura, non spiegava da solo il quadro clinico.
- I controlli successivi non erano documentati, nonostante i sintomi riferiti dal paziente.
Il rapporto tra paziente e struttura sanitaria è di natura contrattuale. In concreto, il paziente deve dimostrare il danno e il suo collegamento con l'intervento. A quel punto spetta alla struttura provare di aver agito correttamente e che l'infezione è dipesa da una causa a lei non imputabile. Se la cartella clinica non documenta le misure di prevenzione, questa prova diventa molto difficile.
Come si è ottenuto il risarcimento senza fare causa
1. Raccolta della documentazione. Ho acquisito la cartella clinica della struttura, la cartella del ricovero per l'endoftalmite, le prescrizioni e le visite oculistiche successive.
2. Perizia medico-legale di parte. Il consulente ha quantificato il danno biologico permanente nel 30%, con un aumento significativo per la perdita di autonomia del paziente. Ha valutato anche il periodo di invalidità temporanea.
3. Lettera di messa in mora. Ho formalizzato la richiesta di risarcimento alla struttura e chiesto i dati della polizza assicurativa. La lettera ha anche interrotto la prescrizione.
4. Trattativa con la compagnia. La documentazione e la perizia hanno reso la posizione del paziente solida. La compagnia ha scelto di chiudere con un accordo.
5. Pagamento. 105.000 euro al paziente, oltre alle spese legali a carico della compagnia. Dalla lettera di messa in mora all'accordo sono passati meno di otto mesi.
Perché 105.000 euro: come si calcola il risarcimento per la perdita di un occhio
Non esiste un valore fisso per la perdita della vista da un occhio. Il risarcimento dipende soprattutto da:
- l'età al momento del danno. Le tabelle usate dai tribunali riducono il valore del punto di invalidità con l'aumentare dell'età, perché il danno accompagnerà la persona per meno anni. A parità di lesione, un quarantenne ottiene una cifra sensibilmente più alta;
- la percentuale di danno biologico stabilita dal medico legale, che per la cecità monoculare tiene conto anche del danno estetico;
- le conseguenze concrete sulla vita del paziente, come la perdita dell'autonomia o l'impossibilità di guidare, che possono giustificare un aumento;
- le spese sostenute e gli eventuali danni economici.
In questo caso il paziente aveva 67 anni al momento dell'intervento. Per chi è più giovane, o ha subito conseguenze economiche maggiori, i valori possono essere ben più alti. Per questo ogni caso va valutato singolarmente, partendo dalla documentazione clinica.
Perché non è stato necessario andare in tribunale
Nei casi di responsabilità medica la legge impone, prima della causa, un passaggio preliminare: un accertamento tecnico preventivo davanti al giudice oppure una mediazione. Sono procedure che richiedono tempo e costi per entrambe le parti.
Quando la documentazione è solida e la perizia è ben costruita, la compagnia può valutare che conviene chiudere subito, invece di affrontare un procedimento con consulenze tecniche, interessi e spese legali che crescono. In questo caso non è stato necessario nemmeno il procedimento preliminare.
Sono passati anni dall'intervento: sei ancora in tempo?
Nel caso che ci occupa, il paziente ha richiesto l'assistenza legale più di quattro anni dopo l'operazione, ed era ancora in tempo.
Per la responsabilità della struttura sanitaria il termine di prescrizione è generalmente di dieci anni. Per l'azione diretta verso il medico dipendente il termine è più breve, di norma cinque anni. Il calcolo va sempre verificato caso per caso.
Aspettare non conviene: i documenti vanno richiesti, i ricordi si affievoliscono e le condizioni cliniche vanno fotografate con una perizia.
Cosa fare se hai avuto complicazioni dopo un intervento agli occhi
- Richiedi copia integrale della cartella clinica, compreso il verbale operatorio.
- Conserva prescrizioni, lettere di dimissione, referti e ricevute delle spese.
- Non firmare nulla con la struttura o con la compagnia assicurativa senza un avvocato.
- Fai valutare il caso da un medico legale prima di formulare qualsiasi richiesta.
Verifica il tuo caso, senza costi iniziali
Se sospetti di aver subito un errore medico in una struttura sanitaria, il primo passo è far valutare la tua documentazione clinica da chi ha competenza medico-legale specifica.
Verifica il tuo caso compilando il MODULO, oppure scrivi direttamente su WhatsApp per una prima valutazione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e divulgativo. Il caso descritto è reale ma è stato anonimizzato nei dettagli identificativi per tutelare la riservatezza della persona coinvolta; l'importo indicato si riferisce a questo specifico caso e non costituisce garanzia di esiti analoghi per altre vicende, che vanno sempre valutate individualmente sulla base della documentazione clinica disponibile.